INDAGINI TUTELA MARCHI E BREVETTI. Telef 026696454

INDAGINI TUTELA MARCHI E BREVETTI. Telef  026696454 - Tutela Marchi e Brevetti

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Tutela e protezione di marchi e brevetti. 

La globalizzazione dei mercati e l’alta tecnologia hanno stravolto tutte le attività! 

Le imprese sono sempre più a rischio di attività illecite, violazione, contraffazione dei Marchi e Brevetti, marchi commerciali, brevetti industriali, copyright, prototipi, spionaggio industriale, concorrenza sleale, infedeltà dei soci, dei dipendenti e deipartner commerciali. Tale fenomeno, sta assumendo proporzioni sempre più imponenti e colpisce tutti i settori economici, provocando ingenti danni alle aziende. 

L’agenzia IDFOX SRL è leader nelle investigazioni aziendali con indagini a tutela dei marchi e dei brevetti, concorrenza sleale, difesa intellettuale dei progetti, indagini a difesa di marchi commerciali, dei brevetti industriali, della produzione, della vendita, delle importazioni, delle esportazioni, della tutela e della protezione. 

Tutte le nostre investigazioni aziendali, documentano l’infedeltà e il trasferimento di eventuali know-how e conoscenze aziendali a terzi; violazione dei marchi e brevetti, contraffazione e commercializzazione, permettendovi di agire legalmente con le normative in materia di contraffazione come previsto dall’art. 473 c.p. secondo il quale chiunque contraffà o altera i marchi (registrati o comunque depositati in attesa di registrazione) o i segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell’ingegno o dei prodotti industriali, o fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati è punito con la reclusione e con la multa; nonché la violazione di informazioni aziendali riservate  protette dalla legge e in possesso di un’impresa, sono dolosamente portate a conoscenza di altri soggetti, generalmente aventi attività economica concorrenziale. Tali informazioni vanno a costituire il Know-How aziendale, così come definito dall’art. 10 1)-4) del Reg. CE n.96/240, del 31 gennaio 1996: si tratta di informazioni tecniche, tecnologiche, finanziarie, commerciali, e di marketing. 

Le indagini sulla contraffazione vengono svolte per accertare ed evitare che i diritti di proprietà industriale ed intellettuale vengano violati, alimentando così il mercato del falso. 

La corretta prevenzione è da sempre lo strumento indiscusso, per tenere sotto controllo lo stato di salute e l'integrità aziendale. 

Tutte le nostre indagini aziendali a tutela del marchio e brevetti,  per combattere la contraffazione marchi, brevetti e modelli sono documentate con dettagliata relazione tecnica corredata di  foto, video, testimonianze, ed altri documenti raccolti e rilasciata per uso legale. 

 

Perché scegliere l’agenzia IDFOX SRL? 

 Perché da oltre 20 anni, siamo Leader nel nostro settore, siamo altamente  specializzati, professionali RISERVATI e CONCRETI! 

 Non esitate a mettervi in contatto  per richiedere un preventivo o consulenza. 

  

IDFOX SRL Via Luigi  Razza 4 – 20124 Milano

P.IVA 09741640966

Telef. 02344.223 (r.a.) h/24 Tel.025460600 

  

Di seguito le  nostre principali indagini aziendali: 

- Tutela  marchi e brevetti; 

- Difesa marchi e brevetti; 

- Violazione commercializazione marchi; 

- Violazione proprietà intellettuale; 

- Contraffazione marchi e brevetti; 

- Concorrenza sleale; 

- Controspionaggio industriale; 

- Indagini su fuga notizie; 

- Insider trading; 

- Sviamento clientela; 

- Controlli fiduciari su aziende e persone; 

- Verifiche comportamentali e collegamenti con società concorrenti; 

- Sopralluoghi e rilevamenti documentali; 

- Tutela  contro lo spionaggio industriale; 

- Infedeltà soci e dipendenti; 

- Assenteismo  soci e dipendenti;  

- Infedeltà professionale; 

- Indagini su frode assicurative;  

- Verifica pre assuntiva; 

- Bonifiche telefoniche ed ambientali; 

- Investigazioni tecniche scientifiche; 

- Perizie e consulenze tecniche di parte.

L’agenzia investigativa IDFOX SRL svolge una serie di perizie tecniche ed è collegata con un gruppo di esperti consulenti tecnici iscritti all’Albo dei CT e dei periti del Tribunale per: 
(Abbigliamento ed Accessori-  Argenteria-  Oreficeria- Orologeria-  Elettronica ed Informatica – Belle Arti – Antiquariato – Medici – Psicologi - Meccanica – Elettrica – Chimica – Combustibili – Automezzi – Antinfortunistica Stradale - Edilizia – Impiantistica - Attività Marittime – Aeree – Trasporti – Tecnica Assicurativa) 

Normative  fondamentali in materia di violazione  dei marchi: 

Normative  fondamentali in materia di violazione  dei marchi: 

- contraffazione del marchio ex art. 473, c.p. 

(l'art. 473 c.p. prevede:  "Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell'ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattro milioni). 

- commercio di prodotti con marchio contraffatto ex art. 474, c.p. 

- commercio di prodotti con marchio mendace ex art. 517, c.p. 

- secondo l’art. 514 del codice penale :  chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in       circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati cagiona un documento all'industria nazionale. 

Le Indagini a tutela dei marchi e brevetti sono finalizzata a rivelare gli autori e le dinamiche attuate per compiere il dolo.  Con la legge del 17 maggio 1991 n. 157, è stato introdotto nel nostro ordinamento il divieto di sfruttamento in Borsa di informazioni riservate, in attuazione alla direttiva CEE n. 89/592 del 13 novembre 1989. Le nostre indagini sono finalizzate ad  accertare  l’esistenza di elementi ad eventuale conferma dell’illecito di insider trading. 

 Di seguito riportiamo alcune notizie di stampa relative alla contraffazioni dei marchi e brevetti: 

Burberry contro la contraffazione: causa per 100 milioni di dollari. 

Il mercato del falso non vede periodi di crisi, anzi, forse proprio nei periodi di crisi aumenta a dismisura. In più internet non ha fatto altro che facilitarne la diffusione planetaria. Prima, se si voleva acquistare qualcosa di falso, lo si poteva certamente fare, ma non con l’estrema facilità di oggi. 

Attualmente basta una carta di credito, o più facilmente un conto paypal, e nient’altro. Nel giro di circa un mesetto, o qualcosa in più, la vostra fintissima borsa arriverà direttamente dalla Cina a casa vostra. 

Burberry vince contro i falsari 

Le grandi Maison lamentano continue perdite a causa del mercato del contraffatto, e di ciò incolpano principalmente la Cina. Tra i casi noti di cause miliardarie vinte possiamo sicuramente ricordare la Maison Hermes, che pochissimo tempo fa ha vinto a sua volta una causa milionaria, ma al momento non è la sola. Anche Burberry ha da pochissimo vinto una causa di 100 milioni di dollari contro un gruppo di falsari cinesi. Burberry vince contro la contraffazione del marchio. 

La sentenza favorevole nei confronti di Burberry arriva direttamente dalla Corte Federale di Manhattan. Il motivo è semplice: è stato ritenuto un tentativo di vendere, da parte di siti cinesi, materiale scadente utilizzando come mezzo il marchio. Il risarcimento non è stato l’unica vittoria del marchio inglese, più di 236 domini sono stati messi preventivamente sotto inchiesta e molti siti di commercio online sono stati ovviamente bloccati. 

Samsung ha violato quattro brevetti Apple. 

La sentenza della ITC mette a rischio la vendita dei Galaxy negli USA. Poche ore fa, la ITC (International Trade Commission degli USA) ha emesso una sentenza sfavorevole a Samsung, condannata per aver infranto quattro brevetti appartenenti ad Apple. 

Il giudice della ITC ha infatti decretato la violazione, da parte di Samsung, di tre brevetti di utilità e un brevetto di design: se la sentenza venisse confermata da altri 6 membri della commissione, Samsung rischierebbe il blocco delle vendite negli USA per i suoi terminali della serie “Galaxy”, sia smartphone che tablet. 

La decisione è il frutto di una denuncia fatta alla ITC da Apple nel luglio del 2011 come contro-accusa nei confronti di Samsung che, a sua volta, aveva chiesto un’indagine su iPhone e iPad per la violazione di alcuni brevetti wireless. La ITC fece subito cadere le accuse di Samsung per brevetti “troppo generici”, mentre ha continuato ad indagare sulla denuncia di Apple. Il risultato odierno è quindi un importante punto a favore di Apple nella battaglia legale contro il colosso sudcoreano. 

La Guardia di Finanza fa irruzione all'Eicma . 

Denunciate cinque persone, chiusi due stand di ditte cinesi . Copiavano senza pudore la "nostra" Vespa: la contraffazione non conosce confini. Così in occasione della 70esima fiera del ciclo e del motociclo Eicma in corso a Rho (Milano), i militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato 6 Vespa esposte in cinque stand diversi. Scooter uguali, nelle linee, alla Vespa Gt della Piaggio. L'intervento delle Fiamme Gialle, effettuato ancor prima dell'apertura al pubblico della fiera, ha portato al sequestro dei mezzi cinesi esposti: i veicoli battezzati Roman e Model WL 101 Z, saranno sottoposti a ulteriori controlli tecnici anche di natura meccanica. Per il reato di contraffazione sono stati denunciati due italiani, due cinesi e un tedesco.

Anche lo scorso anno l'intervento della Guardia di Finanza aveva scongiurato l'esposizione di un 'clone' dell'Mp3 della casa di Pontedera da parte di un brand cinese. "Nessuno stand - spiegano all'EICMA - è stato pertanto posto sotto sequestro né sigillato.
La predetta azione ha solo comportato l'inevitabile chiusura di due stand cinesi in quanto, predetti stand, esponevano unicamente i prodotti oggetto di contraffazione".    "EICMA è l'esposizione più importante al mondo per moto e scooter, la miglior vetrina per le nostre aziende che competono correttamente sui mercati di tutto il mondo e che, con grandi sacrifici, investono risorse nella ricerca e sviluppo di sempre nuovi prodotti. È perciò importante che tutte le aziende del settore presenti ad EICMA rispettino le regole della sana e virtuosa competizione imprenditoriale, senza cercare facili scorciatoie che danneggino gli imprenditori onesti e virtuosi. EICMA - conclude il presidente Capelli - collabora da anni con la Guardia di Finanza al fine di assicurare la più ampia tutela alle Aziende Espositrici". 

 Nestlé perde la causa delle capsule. 

La multinazionale aveva denunciato la Vergnano per uso illegittimo del marchio. 

TORINO - L'azienda piemontese Caffè Vergano potrà continuare a produrre le capsule Espresso1882. Il Tribunale di Torino, infatti, non ha accolto le richiesta della multinazionale svizzera Nestlé, che voleva proibire alla Vergnano la produzione e la diffusione delle capsule su cui era scritto "compatibili con le macchine Nespresso". L'accusa era "presunta contraffazione dei propri marchi Nespresso e l'uso illegittimo del marchio". La Nestlé aveva inoltre chiesto al giudice di autorizzare il sequestro di tutte le capsule per caffè espresso di Vergnano, delle loro confezioni e di ogni materiale pubblicitario. Tuttavia, il Tribunale di Torino ritiene "non sussistente" la contraffazione dei brevetti Nestlé, nè la contraffazione del marchio Nespresso in quanto - come spiega la società piemontese in una nota - il marchio Espresso1882 ha una sua peculiare originalità.  In particolare, il Tribunale, oltre alla piena legittimità della commercializzazione delle capsule Caffè Vergnano, anche la legittimità dello slogan pubblicitario "L'alternativa c'è. È italiano, È buono, È al supermercato, È sotto casa", con il quale il torrefattore piemontese aveva reso noto il prodotto. 

Unica modifica a carico dell'azienda italiana è la disposizione di sostituire la dicitura "compatibile con le macchine Nespresso" con la più completa dicitura "capsule compatibili con le macchine Citiz, Lattissima, Pixie ed Essenza, di produzione Nespresso". 

L’Ariston vince la causa a Shanghai per la contraffazione del marchio 

Ariston Thermo ha vinto una causa per contraffazione di marchio in Cina. Il tribunale di Shanghai ha riconosciuto la «high reputation» del marchio Ariston in Cina e ha condannato per contraffazione un produttore locale di scaldacqua. Un precedente importante per le aziende del settore. 

Secondo Ariston Thermo China Co. Ltd e M&B Marchi e Brevetti srl la sentenza che ha condannato il produttore di scaldacqua Foshan Shunde Arizhu Electric Appliance Co è esemplare, proprio perché riconosce la grande reputazione del marchio: uno status attribuito a pochissime realtà industriali estere e che consente una tutela estesa sul mercato cinese. La contraffazione è stata riscontrata nell’utilizzo di un marchio falsificato molto simile al marchio Ariston (anche se realizzato con nomi composti) sui prodotti, sul web, sull’imballaggio e sul materiale pubblicitario di Foshan; e nell’impiego di una ragione sociale anch’essa molto simile al marchio della società, in grado perciò di confondere i consumatori. 

Il Tribunale ha condannato la Foshan a rimuovere il marchio da ogni materiale o prodotto diffuso, alla cancellazione del sito web e modifica della ragione sociale e a pagare all’Ariston un risarcimento danni pari a 300 mila renminbi (circa 30.000 euro). La sentenza inoltre dovrà essere pubblicata su testate giornalistiche nazionali e locali.« Siamo presenti da 25 anni nel mercato cinese e abbiamo una quota importante nel riscaldamento dell’acqua e degli ambienti; Ariston è un marchio molto noto» commenta Paolo Merloni, amministratore delegato della società. «La sentenza è la prima favorevole a un produttore di prodotti di riscaldamento e di comfort. Ora anche i prodotti ad alta tecnologia sono più tutelati e potranno beneficiare di una protezione più estesa del marchio. Un passo fondamentale per investire più serenamente in un paese importantissimo per la nostra strategia di crescita». Ariston Thermo Group è leader nel settore del riscaldamento degli ambienti e dell’acqua, prima al mondo per la produzione di scaldacqua e quarta in Europa nel riscaldamento ambienti, è l’azienda più globale del settore. 

La contraffazione del marchio sportivo 

E’ recente la notizia di un maxi sequestro -avvenuto al Porto di Gioia Tauro- di 17mila palloni da calcio e da pallavolo contraffatti che riproducevano marchi di titolarità di società sportive famose, quali, fra le altre, la Juventus. 

L’operazione è stata portata a termine dall’Ufficio delle Dogane di Gioia Tauro in collaborazione con la Guardia di Finanza. 

Sequestrate 8.000 pasticche di viagra contraffatto. 

Pesaro, 14 dicembre 2012 - Nella mattinata odierna, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pesaro, unitamente a personale della Squadra Mobile della Questura, hanno arrestato quattro uomini e una donna, tutti residenti nel Pesarese, perché ritenuti responsabili del reato di ricettazione e detenzione ai fini della vendita di farmaci contraffatti. Si tratta di 8.012 pasticche di viagra, sottoposte a sequestro e risultate, a seguito di analisi tossicologiche, contraffatte. Il sodalizio criminoso aveva costituito una articolata rete di rapporti, ognuno con un ruolo ben preciso, finalizzato alla commercializzazione delle pasticche da effettuare presso i locali della riviera marchigiana e romagnola. Più in particolare, il viagra mescolato con l’ecstasy crea il rave combination, miscela estremamente pericolosa per gli assuntori, che provoca effetti devastanti nel fisico e nella psiche. Le indagini hanno evidenziato la contraffazione del marchio apposto sui prodotti sequestrati e la pericolosità degli stessi, trattandosi di medicinali provenienti dal mercato clandestino, privi di ogni controllo di qualità ed affidabilità. In particolare, le attività di intercettazione hanno rivelato l’intenzione dei malviventi di spacciare il prodotto alterato soprattutto a giovani abituali frequentatori di discoteche e locali d’intrattenimento ad un prezzo di 10 euro circa a pasticca.

(Fonte internet). 

Di seguito riportiamo alcune Sentenze relative alla violazione dei marchi e brevetti, nonché concorrenza sleale.

L'art. 2598 c.c. disciplina le forme della concorrenza sleale nell'ambito del Capo I del Titolo X relativo alla disciplina della concorrenza. L'art. 2598 c.c. prevede comportamenti tipici di concorrenza sleale ed una clausola generale idonea ad abbracciare comportamenti, anche non tipizzati, che, tuttavia, integrino gli estremi della concorrenza sleale. Costituiscono comportamenti tipici di concorrenza sleale: l'uso di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o i segni distintivi legittimamente usati da altri e l'imitazione servile dei prodotti di un concorrente.
Del pari costituiscono atti di concorrenza sleale la diffusione di notizie ed apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito o l'appropriazione dei pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente. L'art. 2598 c.c., come detto, contempla, infine, una clausola generale idonea a ricomprendere tutti gli ulteriori atti di concorrenza sleale non tipizzati. Costituisce, così, concorrenza sleale il valersi di ogni mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale ed idoneo a danneggiare l'azienda altrui. I principali rimedi contro gli atti di concorrenza sleale sono contemplati agli artt. 2599 c.c. e 2600 c.c. dove si prevede che la sentenza che accerta il compimento di atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione edà gli opportuni provvedimenti per eliminarne gli effetti. L'art. 2600 c.c., infine, prevede che chiunque sia danneggiato da atti di concorrenza sleale posti in essere con dolo o colpa possa naturalmente chiedere il risarcimento del danno. La normativa codicistica sulla concorrenza sleale. Codice Civile Art. 2598 

Atti di concorrenza sleale.

Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi [ 2563 ss., 2569 ss.] e dei diritti di brevetto [ 2584 ss.], compie atti di concorrenza sleale chiunque:
1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attività di un concorrente; 2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente; 3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda.
Art. 2599 Sanzioni.
La sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti [ 2600].
Art. 2600 Risarcimento del danno.
Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l'autore è tenuto al risarcimento dei danni. In tale ipotesi può essere ordinata la pubblicazione della sentenza. Accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume. Vedi la giurisprudenza sulla concorrenza sleale

Il vasto contenzioso in materia di concorrenza sleale si è occupato, soprattutto, del problema relativo alla riconduzione di determinati comportamenti nell'ambito della concorrenza lecita o di quella sleale. La concorrenza sleale, infatti, presuppone la situazione di concorrenza tra aziende, il reiterarsi dei comportamenti illeciti ed il verificarsi di un danno effettivo. La giurisprudenza ha, poi, avuto modo di concentrarsi soprattutto su specifiche tipologie di atti di concorrenza sleale come, ad esempio, l'imitazione servile di prodotti dell'altrui azienda, lo storno dei suoi dipendenti, lo sviamento di clienti da parte di ex dipendenti o di ex agenti

Concorrenza sleale: la necessità del danno. 

La responsabilità a titolo di concorrenza sleale, ai sensi dell'art. 2598, n. 3, c.c., presuppone che l'imprenditore si sia avvalso di un mezzo, non soltanto contrario ai principi della correttezza professionale, ma anche idoneo a danneggiare l'altrui azienda; pertanto detta responsabilità non opera allorché il giudice accerti che il comportamento denunciato non abbia provocato alcun pericolo di sviamento di clientela in danno dell'imprenditore denunciante. (Fattispecie in tema di uso, da parte di un imprenditore, al fine di reclamizzare infissi anodizzati, del catalogo di un concorrente, produttore di infissi nella fase anteriore all'anodizzazione).

Cassazione civile , sez. I, 02 aprile 2007 , n. 8215  

(Fonte Internet). 

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO - Tutela Marchi e Brevetti

Investigatore Private Codice Deontologico

Considerata la rilevanza dell’attività di investigatore privato, nel cui ambito vanno annoverate altresì le figure dell’informatore commerciale e dell’operatore di sicurezza ed al cui esercizio accedono le persone munite di specifici requisiti espressamente previsti dalla legge, previa apposita autorizzazione di polizia. Considerata, inoltre, la delicatezza delle singole operazioni effettuate nello svolgimento della attività investigativa, le quali spesso comportano l’ingerenza, con le informazioni assunte, nella sfera privata del destinatario della medesima, con evidenti ripercussioni di carattere giuridico ed etico. Vista, peraltro, la nuova normativa assunta dal Legislatore Italiano, il quale, in applicazione di una direttiva comunitaria, ha regolamentato e tutelato la riservatezza (c.d. privacy) delle persone fisiche e giuridiche, introducendo notevoli limiti all’utilizzo dei dati personali. Ritenuta, conseguentemente, la necessità di stabilire regole omogenee per la categoria professionale degli investigatori privati ad integrazione delle norme previste sia dal T.U.L.P.S. di cui al R.D. n. 773/1931 ed al relativo Regolamento di Esecuzione, sia dalla L. 675/1996. Viste le disposizioni previste dagli artt. 134 – 137 del R.D. n. 773/1931, dagli artt. 257 e ss. del Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, del D.L.vo n. 271 del 28 luglio 1989 e degli artt. 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale nonché quelle stabilite dalla Legge 31 dicembre 1996 n. 675 e dai successivi provvedimenti del Garante – tra cui quello assunto in data 27 novembre 1997 b, 2/1997 “Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale de 29 novembre 1997 n. 279 e provvedimento n. 6 del 29.12.1997. La Federpol – Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, per le Informazioni Commerciali e per la Sicurezza -, associazione professionale a carattere nazionale rappresentativa degli interessi dei titolari di autorizzazioni governative, ai sensi degli artt. 134 e ss. del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza e 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale adotta il seguente Codice deontologico. L’attività professionale di Investigatore privato, nella sua più ampia accezione, è improntata alla scrupolosa osservanza delle regole fondamentali di integrità morale, responsabilità professionale e riservatezza oltre il normale rispetto di tutte le leggi vigenti.

Capo 1
Principi generali

Titolo I
Affidamento ed integrità morale

Art. 1 L’investigatore privato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve osservare scrupolosamente le normali regole di correttezza, dignità, sensibilità e alta professionalità, anche fuori dall’ambito lavorativo deve mantenere irreprensibile condotta, posto che nell’esplicare il delicato compito affidatogli dal cliente, l’investigatore non compie solo atti di interesse privato ma anche una precipua funzione sociale di pubblica utilità, affiancandosi, nei casi previsti dalla Legge, alle Forze dell’Ordine.
Art. 2 Assume particolare rilievo il comportamento che l’investigatore deve tenere nei confronti del Cliente: costituisce suo primo dovere quello di informare quest’ultimo su tutte le norme che regolano l’attività investigativa e sulle conseguenze giuridiche derivanti dall’azione svolta dall’operatore, con particolare riferimento alle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996.
Art. 3 L’atteggiamento che l’investigatore privato deve tenere nei confronti dei terzi, siano essi privati cittadini o pubbliche autorità, va improntato a criteri di massima disponibilità e di generale rispetto, sempre nei limiti previsti dalle leggi vigenti. Nei confronti degli organi a cui l’investigatore è sottoposto al controllo deve prestare la massima collaborazione sia nel fornire tutti necessari chiarimenti sullo svolgimento dell’attività investigativa, che nel prestare la propria opera nei casi in cui gli viene chiesto un intervento di ausilio per i fini di giustizia.
Art. 4 Il titolare della licenza nonché i suoi collaboratori, previamente segnalati alla Prefettura di competenza, devono sempre assolvere i propri doveri professionali con il massimo scrupolo ed impegno evitando sempre ed in ogni caso di commettere atti limitativi della libertà individuale. In particolare, gli stessi, nell’essere tenuti alla massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio della attività investigativa, devono provvedere all’osservanza scrupolosa delle disposizioni previste dalla L. 675/1996 concernente la tutela della privacy.
Art. 5 Nel rispetto delle norme di legge e della deontologia professionale, l’investigatore privato deve rappresentare e/o difendere il suo cliente in maniera tale che il suo interesse prevalga sul proprio e su quello di un collega o di terzi in generale; se egli non ritiene di essere in grado di assolvere all’incarico assunto, deve rinunciare espressamente all’incarico.

Titolo II
Segreto Professionale

Art. 6 Dovere fondamentale dell’investigatore, soprattutto in riferimento al rispetto della normativa sulla privacy richiamata all’art. 4, è quello di informare il Cliente sulla segretezza delle informazioni acquisite nei confronti del destinatario dell’investigazione, nei casi in cui è esentato dall’informare quest’ultimo di essere in possesso dei suoi dati personali; nonché di rendere edotto il committente quando lo stesso è esonerato dal richiedere il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati acquisiti.
Art. 7 Indipendentemente dalla corretta e scrupolosa osservanza delle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996, i rapporti che deve tenere l’investigatore privato con la stampa, televisiva o giornalistica, devono essere improntati al rispetto ed alla tutela della riservatezza delle notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio. In particolare, nei casi rari in cui non è tenuto ad osservare il dovere di segretezza e riservatezza, l’investigatore privato deve, comunque, valutare molto attentamente le conseguenze che possono derivare dalla notizie fornite ai mezzi di comunicazione, mediante il rilascio di dichiarazioni equilibrate e, di certo, mai lesive della dignità professionale di un altro collega o dell’intera categoria.
Art. 8 Ogni forma di pubblicità commerciale è libera, l’investigatore privato può intraprendere ogni iniziativa che ritenga più opportuna per pubblicizzare la propria attività; non sono ammesse né forme di pubblicità fuorviante, volte a reclamizzare prestazioni professionali non rientranti nell’ambito del titolo di polizia rilasciato all’investigatore privato, né forme di pubblicità cd. ingannevole, tali da indurre la Clientela a ritenere possibili prestazioni che non possono essere espletate legittimamente dall’intestatario del titolo di polizia. Ogni abuso sarà perseguito in sede civile e penale ed attraverso l’azione disciplinare così come prevista dal presente codice negli articoli che seguono.

Titolo III
Conferimento ed estinzione del mandato

Art. 9 Il titolare dell’autorizzazione di polizia non può delegare ad altri la direzione dell’attività investigativa; nel caso in cui si avvalga dell’opera di collaboratori deve impartire puntuali direttive ed indicazioni operative al fine del corretto svolgimento delle investigazioni e gli operatori non potranno, per nessun motivo, assumere decisioni o intraprendere iniziative senza l’assenso dell’investigatore privato.
Art. 10 L’investigatore privato può usufruire dell’operato di un collega per lo svolgimento di incarichi particolarmente complessi e previa comunicazione al Committente che deve esprimere il proprio consenso, anche in ordine al compenso per la prestazione effettuata dal collega collaboratore.
Art. 11 L’investigatore, prima di accettare un incarico professionale, deve valutare attentamente se sussistano casi di incompatibilità rispetto ad altri servizi precedentemente assunti; in particolare deve verificare la sussistenza o meno di conflitti di interessi tra i vari Committenti e se, del caso, rinunciare ad uno degli incarichi conferitigli.
Art. 12 Data la natura di attività di libero professionista, l’investigatore privato deve mantenere una posizione di imparzialità ed indipendenza anche quando aderisce ad organizzazioni societarie od associative aventi natura politica e/o partitica; non può, pertanto, mai farsi condizionare nello svolgimento della sua attività e tanto meno alterare il risultato della prestazione al fine di favorire l’organismo al quale appartiene.
Art. 13 L’investigatore privato, che è tenuto ad ottenere un esplicito mandato dal Committente che tenga soprattutto conto delle disposizioni previste dalla Legge n. 675/1996, deve rinunciare all’incarico quando lo stesso risulta contrario a leggi o regolamenti ovvero comporti l’espletamento di servizi espressamente vietati dalle leggi vigenti ovvero ancora possa ostacolare il normale svolgimento di indagini di polizia giudiziaria.
Art. 14 L’investigatore privato non può accettare l’incarico di un nuovo Cliente se la riservatezza sulle informazioni fornite da un vecchio Cliente rischia di essere violata o quando la conoscenza da parte dell’investigatore degli affari del vecchio Cliente avvantaggerebbe il nuovo.
Art. 15 Le norme di cui sopra sono ugualmente applicabili nel caso di esercizio della professione in forma societaria suscettibile, comunque, di far nascere uno dei conflitti di interessi descritti negli articoli 12, 13 e 14. Art. 16 L’investigatore privato non può utilizzare, per nessun motivo, le notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio, meno che mai al fine di trarre per sé o per altri un beneficio diretto od indiretto; la sua posizione deve essere sempre improntata alla massima correttezza e serietà professionale, soprattutto quando la natura delle informazioni in suo possesso è particolarmente delicata.

Titolo IV
Determinazione del compenso

Art. 17 L’investigatore privato è tenuto a rispettare, nello stipulare i contratti di prestazione professionale, i limiti tariffari previsti dalle tabelle, debitamente affisse alla visione del pubblico nella sede dell’Istituto, approvate dalla Prefettura di competenza, al fine di evitare forme di concorrenza sleale.
Art. 18 L’onorario richiesto dall’investigatore privato deve essere illustrato al Cliente in tutte le sue voci e deve essere equo e pienamente giustificato.
Art. 19 L’investigatore non deve concludere patti con i quali il compenso sia riferibile al risultato ottenuto; in particolare non deve stipulare accordi con il Cliente che obbligano quest’ultimo a riconoscere all’investigatore una parte del risultato, sia esso somma di denaro o qualsiasi altro bene o valore conseguito a conclusione dell’attività investigativa.
Art. 20 Quando l’investigatore privato richiede il versamento di un acconto sulle spese e/o sulle tariffe applicate, questo non deve andare al di là di una ragionevole stima dei prezzi legittimamente praticati, in base al tariffario approvato dalla competente Prefettura, e dei probabili esborsi richiesti dalla natura dell’incarico investigativo.
Art. 21 Non è assolutamente ammesso dividere i compensi derivanti dall’incarico investigativo con persone che non siano anch’esse persone appartenenti alla categoria professionale.
Art. 22 L’art. 21 non si applica per quanto riguarda le somme o corrispettivi di qualsiasi natura versati da un investigatore privato agli eredi di un collega deceduto o a un collega che si sia ritirato nel caso di suo subingresso, quale successore nelle pratiche già seguite da tale collega.

Titolo V
Assicurazione per la responsabilità professionale

Art. 23 Non è obbligatorio ma sicuramente auspicabile che, a garanzia dell’attività esercitata, l’investigatore privato, oltre la cauzione versata alla Prefettura di competenza al momento del rilascio del titolo di polizia, stipuli apposita assicurazione per la propria responsabilità professionale entro i limiti ragionevoli, tenuto conto della natura e della portata dei rischi che si assume nel corso della sua attività..

Titolo VI
Rapporti con la Prefettura e la Questura territorialmente competente

Art. 24 L’investigatore privato deve esplicare le attività per le quali ha ottenuto espressamente l’autorizzazione di polizia, che è tenuto a rinnovare annualmente, seguendo le direttive impartitegli dalla Prefettura competente territorialmente, attenendosi, altresì, alle leggi vigenti in materia.
Art. 25 L’investigatore privato, titolare della licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, è tenuto a dirigere personalmente l’attività, per la quale risponde nei confronti dei terzi e delle Amministrazioni addette al suo controllo, non potendo in alcun modo delegare nessuno a tali compiti.
Art. 26 L’investigatore privato deve, in particolare, annotare sul registro delle operazioni giornaliere, la cui tenuta è obbligatoria ai sensi dell’art. 135 T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento di esecuzione, previamente vidimato dalla Autorità di Polizia competente: A) il nome, la data e luogo di nascita delle persone per le quali gli affari o le operazioni sono compiute. B) la data e la specie delle medesime, l’onorario convenuto e l’esito dell’operazione. C) gli estremi del documento di identità o di altro documento avente valore equipollente.
Art. 27 Costituisce un dovere dell’investigatore prestare la sua opera a favore dell’Autorità di P.S. che ne faccia apposita richiesta, aderendo, altresì, a tutte le istanze dalla stessa rivoltegli anche ai fini del controllo sull’attività dall’investigatore privato.
Art. 28 L’investigatore privato deve, prima di assumere personale addetto alla collaborazione nell’esercizio dell’attività professionale, provvedere a comunicare alla Prefettura territorialmente competente i singoli nominativi, la quale ne prenderà atto.
Art. 29 Il Questore è istituzionalmente preposto al controllo operativo sul corretto esercizio dell’attività dell’investigatore privato, il quale è tenuto a prestare la massima collaborazione nel caso di richieste ed ispezioni di controllo.

Titolo VII
Rapporti tra Investigatori Privati

Art. 30 Lo spirito di colleganza esige un rapporto di fiducia tra gli investigatori privati nell’interesse dei loro Clienti; esso non deve mai porre gli interessi degli investigatori privati in contrasto con quelli di giustizia, soprattutto quando opera nell’esercizio dell’attività investigativa per la difesa penale.
Art. 31 L’investigatore privato riconoscerà come colleghi tutti gli investigatori che hanno ottenuto la prescritta autorizzazione di polizia rilasciata dalla Prefettura di competenza. Art. 32 Data la natura estremamente delicata dell’attività esercitata dall’investigatore privato, tutte le
comunicazioni tra i colleghi sono da considerarsi confidenziali. Ciò significa che l’investigatore privato non rileva le comunicazioni a terzi e non trasmette copia della corrispondenza stessa al suo Cliente; quando tali comunicazioni sono fatte per iscritto devono portare, comunque, la dicitura “confidenziale”.
Art. 33 Nel caso in cui il destinatario non sia in grado di dare alla corrispondenza il carattere “confidenziale” sarà tenuto a rinviarla al mittente senza rivelarne il contenuto.
Art. 34 L’investigatore privato non può richiedere un compenso o quant’altro ad un suo collega né ad un terzo né accettare un onorario per avere indirizzato o raccomandato un cliente.
Art. 35 L’investigatore privato non può, altresì, versare ad alcuno un compenso o quant’altro quale contropartita per la presentazione di un cliente.
Art. 36 L’investigatore privato non può assumere un incarico investigativo od informativo se è a conoscenza del fatto che il potenziale cliente è già assistito professionalmente da un collega, a meno che il committente (cliente) non lo sollevi espressamente da tale obbligo nel mandato ovvero che il collega comunichi di aver rinunciato al servizio.
Art. 37 L’investigatore privato nel caso in cui sostituisce un collega in un servizio investigativo od informativo, deve previamente dare comunicazione a quest’ultimo ed essersi assicurato che sono state prese tutte le disposizioni necessarie per il regolamento delle spese e dei compensi dovuti al sostituito. Questo obbligo non rende, tuttavia, l’investigatore privato responsabile per il pagamento del compenso al suo predecessore.
Art. 38 Se debbono essere effettuati dei servizi urgenti nell’interesse del Cliente, prima che possano essere espletate le formalità previste dall’art. 37, l’investigatore privato ha il potere-dovere di farlo a condizione però d’informare immediatamente il collega che egli ha sostituito.
Art. 39 L’investigatore privato incaricato di affiancarsi ad un collega in un determinato servizio deve informare quest’ultimo. Le norme del suddetto codice deontologico sono, avvenuta l’approvazione da parte degli organi direttivi centrali, immediatamente operative nei confronti dei singoli associati alla Federpol, i quali sono tenuti al loro rigoroso rispetto. In caso di inosservanza delle disposizioni sopra elencate, gli associati saranno sottoposti al procedimento disciplinare di seguito indicato.

Procedimento disciplinare

Art. 40 I provvedimenti disciplinari che possono essere adottati nei confronti degli associati, in caso di violazione delle norme comportamentali descritte nel presente codice sono: A) Richiamo scritto: che consiste in un richiamo in ordine alla violazione compiuta e l’avvertimento che ciò non abbia più a ripetersi. B) Censura: consistente in una formale dichiarazione della violazione e del conseguente biasimo. C) Sospensione: ovvero l’inibizione, per un tempo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno dalla qualità di associato con la relativa impossibilità di partecipare alle attività sociali. D) Espulsione: consistente nella perdita definitiva della qualità di associato e nella conseguente cancellazione dal libro dei soci.
Art. 41 E’ possibile altresì comminare la sospensione cautelare, la quale costituisce un particolare strumento col quale l’associato temporaneamente viene sospeso dalla sua qualità, nel caso in cui lo stesso viene a trovarsi nelle seguenti condizioni: 1) ricoverato presso l’ospedale psichiatrico o in casa di custodia o cura. 2) sottoposto all’applicazione di una misura di sicurezza non detentiva di cui all’art. 25 c.p. ovvero all’applicazione provvisoria di una pena accessoria o di una misura di sicurezza.
Art. 42 Può essere altresì comminata la sospensione cautelare nel caso in cui l’investigatore privato associato sia sottoposto a sorveglianza speciale, ovvero sia destinatario di un mandato od ordine di arresto.
Art. 43 Il richiamo scritto può essere inflitto quando l’investigatore privato associato, nel violare una delle disposizioni del presente codice, dimostra superficialità e negligenza tale, comunque, da non arrecare danni a terzi (Cliente, collega o quant’altro).
Art. 44 La censura può essere determinata nel caso di più violazioni che rientrano nel richiamo scritto avvenute nel corso di due anni, se di diversa specie, di un anno nel caso di violazione della medesima specie.
Art. 45 La sospensione riguarda, invece, comportamenti violativi delle norme del presente codice frutto di attività dolosamente diretta ad arrecare ad altri un ingiusto danno e/o arrecare a sé o ad altri un indebito profitto o utilità.
Art. 46 L’espulsione può avvenire nei casi in cui l’associato, oltre ad aver compiuto più atti volutamente ed intenzionalmente violativi delle disposizioni sopra riportate, adotti comportamenti in aperto contrasto con i doveri di associato o che comunque arrechino danno e pregiudizio all’immagine della Federpol; può essere, altresì, espulso l’associato nel caso in cui, a seguito di comportamenti abusivi, gli venga revocata la licenza di polizia dalla Prefettura territorialmente competente.

La procedura amministrativa

Art. 47 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari del Richiamo scritto e della Censura è il Consiglio della Regione presso la quale risulta svolgere l’attività l’investigatore privato sottoposto a procedimento disciplinare; in sede di appello è competente a decidere il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma.
Art. 48 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari della Sospensione (anche cautelare) e della Espulsione è il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma; in sede di appello, per i soli casi di sospensione, potrà essere adito il Consiglio Nazionale.
Art. 49 Le decisioni prese e non appellate o confermate in sede di appello sono definitive.
Art. 50 Il procedimento disciplinare inizia o d’ufficio o su istanza della parte interessata; non appena perviene all’organo competente (Consiglio Regionale o Collegio Probiviri), questi svolge una sommaria istruttoria sui fatti per valutarne la fondatezza e la rilevanza, nonché la propria competenza a giudicare, informando contestualmente, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, l’investigatore interessato. Nel caso di conflitto di competenza, tra i Consigli Regionali o con il Collegio dei Probiviri, la decisione spetta al Consiglio Nazionale, cui vengono trasmessi gli atti dagli organi in contrasto, i quali danno avviso alla parte interessata, la quale nei 10 giorni successivi può far pervenire le sue osservazioni ai fini della decisione sul conflitto.
Art. 51 L’organo adito può: 1.- archiviare la procedura, qualora risulti infondata o irrilevante la notizia. La rinuncia del denunciante non fa venir meno il procedimento disciplinare; 2.- effettuare l’istruttoria, acquisendo, laddove prodotte, sia le argomentazioni addotte a giustificazione dall’interessato, sia le informazioni anche presso terzi sull’episodio in contestazione, sentendo lo stesso associato, nel caso in cui ne faccia espressa richiesta.
Art. 52 Al termine della fase istruttoria, l’organo adito provvederà in Camera di Consiglio ad emettere la decisione di: archiviazione oppure di applicazione della sanzione disciplinare, disponendo, altresì, il grado della relativa sanzione.
Art. 53 Avverso la sanzione disciplinare irrogata, nei casi in cui è ammesso, l’interessato può proporre appello all’organo superiore competente, come previsto dagli artt. 47 e 48 del presente codice, entro e non oltre 30 giorni dalla data di comunicazione della sanzione irrogata.
Art. 54 Il procedimento previsto per la decisione in appello è identico a quello disposto per il procedimento di primo grado.
Art. 55 La Federpol, per il tramite dei suoi organi regionali e nazionali, provvederà a comunicare alle Prefetture di competenza, le sanzioni disciplinari definitivamente irrogate ai propri associati, per gli eventuali provvedimenti che le stesse vorranno autonomamente assumere nei loro confronti.

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